Godspeed

Sono cresciuto in un ambiente regolato dai valori cattolici di mia madre. Rispetto di sé stessi, abitudine a non perdere fede (nient’altro che la forma più sovrumana di fiducia), comprensione con chi sta solo cercando di sopravvivere: è questo il codice che ho imparato da lei, che ha cercato di onorare anche se quegli stessi principi sono stati fonte di delusioni. Sono contento che questa energia e questa speranza tenace continuano a caratterizzare spontaneamente la mia musica, dopo tutti questi anni.
Alcune di queste ultime canzoni sono anche un calcio in culo a tutti quelli che si danno tante arie e mi hanno snobbato con il loro modo di fare, decidendo sbrigativamente che non ero degno di nota. Storie del presente che celebrano il passato.
È anche un disco di Rock’n’Roll, un genere che non è mai morto, anzi è vivo e vegeto tutt’ora, perché il R’n’R – come il blues – rimane attaccato alle cose, ai corpi umani, ai culi, alle tette.

Da ragazzo studiavo batteria. Quando si studia uno strumento musicale il tempo diventa duro come il legno. Eseguire a tempo un ritmo, un passaggio difficile diventa la cosa più complicata del mondo, ma anche la più semplice, nel senso che in fondo devi solo andare a tempo! Tuttavia per ottenere quella semplicità bisogna accettare tutta una serie di complicazioni che ti fanno venire voglia di mandare affanculo batteria, sgabello e bacchette. Ecco, la vita è un meccanismo complicatissimo che può risolversi in una semplicità madornale. Combatto il pregiudizio, la semplificazione dei pigri di mente, la stupidaggine dei volgari. E l’ignoranza dei gretti perché non va mai a tempo, perché se ne infischia dei passaggi difficili. Non accetto la derisione di chi non sa e non vuole sapere, di chi si crede intelligente ma in realtà non capisce nulla e perciò si prende gioco di chi compie la terribile fatica delle conoscenza.

Poi ci sono persone di grande cuore, bambini che non sono riusciti a crescere, ricchi di cose belle e buone. Ma che continuano a raccontarsi negli anni storie immaginarie che non si collegano a quelle del mondo. E quando vanno fuori tempo, rientrarci è quasi impossibile. Che Dio li benedica e gli dia pace. Godspeed you black angels.
Mai giudicare costoro, malgrado la tentazione. La spiegazione di tante cose si trova nel futuro, non nel passato.
È stato un anno di crescita attraverso il dolore. È evidente che chiunque muoia, in qualunque punto della Terra, ci ricorda che noi non abbiamo fatto abbastanza per lui. Da mio padre eredito una generosità compulsiva, necessaria al mantenimento dell’onore e della buona reputazione. Da Andrea – sua anima gemella – cerco di applicare quella sua benevola pazienza per sostenere giorno dopo giorno the rotten underneath. A me resta la più umana di tutte le azioni, quella che sta al confine tra l’astratto, il mistero e l’esplorazione suprema: la preghiera (a questo punto, caro lettore, metti “Transcendental Blues” di Steve Earle e continua a leggere).
Ecco perché mi interessano sempre di più le ambientazioni gospel. Posso dire che la tradizione folk americana, il bluegrass, il blues rurale primitivo, con i suoi protagonisti fuorilegge alla disperata ricerca di un riscatto spirituale, mi interessano moltissimo. Affrontano temi adulti, come quelli sui quali ho aperto qui sopra una piccola finestra. Non penso che maturare significhi abbandonare il rock, ma voglio che le mie canzoni riflettano l’età che avanza. La letteratura e il cinema diventano una grande fonte di ispirazione.

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