TOP OF THE POPS

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Sono contento di vivere in Trentino per tutti i motivi che portano questo territorio a stare sempre ai primi posti delle classifiche sulla qualità della vita. Però spetta n’attimo. Che significa “qualità della vita”? Queste classifiche tengono conto di dati oggettivi più che soggettivi, materiali più che morali, amministrativi più che emotivi, ambientali più che personali. Insomma io non sono per niente persuaso che in Trentino le persone siano più felici che nel Lazio o Campania o Sicilia. Sono sicuramente più organizzate, più civili, più garantite e più in salute. Ma la felicità vera non è nella qualità dell’aria, dei servizi pubblici, nella larghezza di banda o nel dinamismo economico, associazionistico e culturale. Non è nemmeno nelle così dette “cose semplici”. La felicità dipende da quanti esseri UMANI nutrono un INTERESSE vivo, spontaneo, sincero, manifesto e costante nel tempo nei tuoi confronti. Quanti di loro entrano davvero nella tua vita e non ti fanno sentire solo. Per converso, dipende anche da quante persone ti lasciano entrare nella loro vita. Non per “spirito di missione”, non parliamo di angeli custodi. Parliamo di persone che provano piacere a farlo, che anzi lo fanno con estrema naturalezza. La felicità dipende dalla capacità delle persone di incidere positivamente sul tuo umore, lasciando sempre un piccolo segno vitale in una battuta, in un sorriso, nel tono affezionato, allegro, simpatico o empatico.

La felicità dipende dalla possibilità di riconoscersi nelle persone che ti circondano AL DI LÀ della sfera familiare o parentale. In parole povere, la vera felicità è direttamente collegata al grado di UMANITÀ che una comunità riesce a esprimere. Ci può essere molta più felicità in una bidonville che in una smart-city. Un essere umano è molto di più di un consumatore, un lavoratore, un elettore. Chiamiamola comodità, rispetto della riservatezza, velocità, professionalità, correttezza politica, pulizia, produttività, salute pubblica, full-digital, diritto, cortesia, puntualità, well-being, assisted living. Ma non chiamiamola la “classifica della felicità” perché sarebbe una cazzata. Una vera classifica sulla felicità in Occidente non la farà mai nessuno perchè distruggerebbe le fondamenta del nostro irreversibile modello di sviluppo, costringendoci ad ammettere che in un quartiere di Dakar con le strade di sabbia, in un villaggio cambogiano dove non arriva neanche il telefono, in un sobborgo siriano appena uscito dalla guerra c’è più felicità che nelle nostre smart-communities.

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